Azione Cattolica Italiana

Azione Cattolica Italiana

Azione Cattolica parrocchiale

In Parrocchia è presente soltanto il Settore Adulti ed alcune presenze giovanili.

Le riunioni del gruppo hanno scadenza quindicinale
e si tengono presso Casa canonica del Duomo:  Via XX Settembre, 2.

Presidente parrocchiale
Rita Marcucci  (0584 23227 – 340 2334528)

Presidente diocesano
Lorenzo Mastropietro

DATI STORICI
(Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Azione Cattolica nazionale
Presidente                     Franco Miano
Vice-Presidenti (Adulti)      Maria Graziano  Paolo Trionfini
Vice-Presidenti (Giovani)   Chiara Finocchietti Marco Iasevoli
Responsabile ACR           Mirko Campoli
Amministratore              Vincenzo Serra
Segretario                     Luigi Borgiani

L’Azione Cattolica Italiana (abbrev. ACI) è la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d’Italia.
Nel 1954 contava due milioni e mezzo di iscritti, dei quali un milione e settecento tra le sole associazioni giovanili; nel 1959 giunse al massimo di 3.372.000.

Attualmente conta circa quattrocentomila soci e, secondo i dati emersi da alcune ricerche della Conferenza Episcopale Italiana, alle sue attività partecipano ogni anno complessivamente oltre un milione di cattolici italiani.

Le origini dell’Azione Cattolica risalgono al 1867, quando due giovani universitari, Mario Fani, viterbese, e Giovanni Acquaderni, da Castel San Pietro dell’Emilia, fondano la Società della Gioventù Cattolica. Il motto “Preghiera, Azione, Sacrificio” sintetizza la fedeltà a quattro principi fondamentali:
l’obbedienza al Papa (sentire cum Ecclesia),
un forte progetto educativo,
vivere la vita secondo i principi del Cristianesimo,
un diffuso impegno alla carità verso i più deboli e i più poveri.

La costituzione dell’associazione viene approvata il 2 maggio 1868 da papa Pio IX con il Breve apostolico Dum filii Belial. In sintonia con le posizioni del Papa (dello stesso anno è la prima formulazione del non expedit) la Società esclude l’impegno politico diretto.
Nel 1874 si tiene a Venezia il primo congresso dei cattolici italiani. La creatura di Fani e Acquaderni viene ribattezzata Società della Gioventù Cattolica Italiana.

Dopo il congresso prenderanno vita l’Opera dei Congressi e i Comitati cattolici in Italia.
L’associazione cresce rapidamente e nel giro di pochi anni si diffonde nelle parrocchie di tutta Italia, dal nord al sud. In principio conserva una divisione in sessione maschile e femminile, che negli anni fu superata.

La costituzione dell’Azione Cattolica

Nel 1904 papa Pio X scioglie l’Opera dei Congressi, a causa dei perduranti contrasti tra “intransigenti” e “innovatori”. L’anno seguente pubblica l’enciclica Il fermo proposito (11 giugno 1905) con la quale promuove la nascita di una nuova organizzazione laicale cattolica, che prende il nome di Azione Cattolica.
Nei primi anni di vita dell’Azione Cattolica si verificarono alcuni eventi molto significativi per il cattolicesimo: la condanna contenuta nel decreto Lamentabili sane exitu (3 luglio 1907) di Pio X delle 65 proposizioni moderniste e subito dopo la “scomunica” del modernismo, contenuta nell’enciclica Pascendi dominici gregis (8 settembre 1907). In essa il modernismo ed il relativismo venivano etichettati dal Pontefice come la sintesi di tutte le eresie. L’Azione Cattolica fu dunque voluta dal Papa come principale strumento di contrasto al modernismo. Nel 1908 venne fondata l’«Unione fra le Donne Cattoliche Italiane» ad opera di Maria Cristina Giustiniani Bandini, con la collaborazione di Adelaide Coari, e nel luglio del 1909 Vincenzo Ottorino Gentiloni ricevette da Pio X l’incarico di dirigere un’organizzazione contigua all’Azione Cattolica, l’«Unione Elettorale Cattolica Italiana» (UECI).
L’UECI svolse un’azione di primo piano nel panorama politico italiano di allora. Nel 1912, nonostante non fosse ancora stato revocato il non expedit decretato da Pio IX, Ottorino Gentiloni, nella sua funzione di massimo responsabile della UECI, concluse con Giovanni Giolitti il cosiddetto «Patto Gentiloni». I tre punti cardine del Patto Gentiloni furono:
il finanziamento alle scuole non statali (prevalentemente cattoliche);
l’impegno a non permettere l’introduzione del divorzio in Italia;
la giurisdizione separata per il clero.
Con il Patto Gentiloni venivano perciò a saldarsi il filone risorgimentale più istituzionale ed il filone cattolico largamente maggioritario nel paese, sulla base di un orientamento cattolico, monarchico e tradizionalista. Nello stesso anno (1912) ed in seguito a tale patto il conte Gentiloni fondò, insieme a Giolitti, il Partito Liberale, partito precursore del PLI.
Alle Elezioni politiche italiane del 1913 (le prime della storia italiana a suffragio universale maschile), il Partito Liberale ottenne uno schiacciante successo. Favorendo l’elezione di quei candidati che si fossero impegnati a rispettare gli accordi del «Patto Gentiloni», il conte Ottorino Gentiloni (che rimase uno dei massimi dirigenti dell’Azione Cattolica) ribaltò la sudditanza politica del cattolicesimo in Italia che si era prodotta dopo l’unificazione nazionale.
Nel 1918, per iniziativa di Armida Barelli e con il sostegno di papa Benedetto XV prima e di Pio XI poi, nacque all’interno dell’Unione Donne la «Gioventù Femminile di Azione Cattolica».

Il primo dopoguerra

La nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo nel primo dopoguerra impone una riorganizzazione del laicato cattolico con una migliore definizione di compiti tra Azione Cattolica, Partito Popolare Italiano e sindacato. Nel 1922 le opere degli adulti vengono raggruppate nell’Unione Uomini Cattolici, organizzata da Augusto Ciriaci e monsignor Domenico Tardini su volontà di papa Pio XI, il quale nel 1923 promuove nuovi statuti per l’Azione Cattolica, che viene organizzata in quattro sezioni:
Federazione Italiana Uomini Cattolici;
Unione Femminile Cattolica Italiana;
Federazione Universitaria Cattolica Italiana;
Società Gioventù Cattolica Italiana.
Però l’attività formativa esercitata nei circoli dell’Azione Cattolica e la vicinanza di molti suoi iscritti al PPI diventano motivo di scontro con il governo fascista. Già tra il 1921 ed il 1924 alcune sedi dell’AC furono “sfigurate” da parte dei militanti fascisti, pervasi da un’ispirazione anticlericale. L’AC, infatti, era vista come il braccio laicale della Chiesa. Mussolini, ormai consolidato il suo potere, il 9 aprile del 1928 aveva decretato lo scioglimento di tutte le associazioni che non fossero state fasciste. Da qui nacque lo scontro con il Vaticano, che non accettò lo scioglimento anche dei circoli di Azione Cattolica. Mussolini fu costretto, per non compromettere la stabilità dell’edificio concordatario dei Patti lateranensi, a far marcia indietro e ad escludere dal divieto l’Azione Cattolica, “pupilla degli occhi” del Papa. L’Azione Cattolica, sotto la presidenza di Luigi Colombo, un milanese propenso al compromesso clerico-fascista, l’aveva parzialmente ripagato contribuendo al seppellimento della Confederazione Italiana dei Lavoratori nell’ingenua illusione che il corporativismo fascista si potesse permeare di principi cristiani grazie ai quadri e agli iscritti cattolici.
L’articolo 43 dei Concordato infine aveva riconosciuto ufficialmente l’Azione Cattolica a patto che essa svolgesse la propria attività fuori di ogni partito, alla dipendenza della Chiesa e per diffondere i principi cattolici. Era un articolo che entrambe le parti avevano accettato con molte riserve e molti sospetti, ciascuno pensando al dopo: il fascismo alla sua Opera Nazionale Balilla e all’allevamento “in batteria” delle nuove leve, come succede in tutte le dittature; la Chiesa badando al suo impegno pastorale che privilegia l’aspetto spirituale e religioso, ma non esclude l’impegno e la responsabilità sociale.

Anni trenta

I nodi vennero al pettine all’inizio del 1931. L’AC, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, man mano espandeva i suoi interventi al di fuori dei compiti strettamente religiosi, con iniziative sociali, attività culturali, ricreative, ecc. L’Opera Balilla dal canto suo era ormai diventata un grande apparato del regime e contava più di un milione e mezzo di iscritti divisi in balilla, avanguardisti, piccole italiane e giovani italiane. L’AC riuniva gli universitari nella FUCI, il fascismo nel Gruppo Universitario Fascista (GUF).
Già nel 1930, il 3 agosto, L’Avvenire d’Italia, aveva invitato l’AC «ad invadere tutti i settori della vita sociale». Nascono i gruppi professionali. La FUCI rischia di far ombra ai GUF. La commemorazione del quarantesimo anniversario della Rerum novarum suona critica alle corporazioni fasciste e un informatore della polizia la definisce «una manifestazione di mai represso antifascismo».
L’8 aprile Mussolini chiede alla Santa Sede che la stampa cattolica venga moderata, che l’AC la faccia finita colle provocazioni sindacali, che i caporioni popolari siano licenziati.
Il 21 aprile l’onorevole Mario Giuriati, in un discorso a Milano, rivendica l’assolutismo dello Stato; replica immediatamente il papa, con una lettera all’arcivescovo di Milano cardinale Ildefonso Schuster, in cui si afferma tra l’altro che la Chiesa ha il diritto di entrare nella moralità sociale, che il fascismo erra educando i giovani alla violenza e all’aggressività.
Il Lavoro fascista accusa l’AC di formare uomini «domestici e infermicci», di utilizzare i rottami del mondo sturziano, di invadere il campo delle corporazioni. Ormai la corda è tesa. Si spezza in maggio e sarà la più dura repressione fascista mai attuata nei confronti dell’Azione Cattolica. Vengono inscenate violente manifestazioni anticlericali, i giornali intransigenti del regime vomitano ingiurie, sono devastate e saccheggiate le sedi dei circoli cattolici; il conte Dalla Torre scrive:
« Furono sopraffazioni, spesso sanguinose, devastazioni che giunsero a sacrileghe profanazioni di crocifissi spezzati, di immagini pie sfregiate, di ritratti del papa stracciati e calpestati fra grida di “abbasso” e di “morte” all’Azione Cattolica e al sommo pontefice, e canzoni blasfeme e oscene, ed offese ai sacerdoti. Studenti e giovani cattolici, anche se gravemente aggrediti da un numero superiore di dimostranti, non si piegarono alle intimidazioni di levare i distintivi, che furono strappati solo con la violenza e dopo resistenze ripetute più volte in uno stesso giorno.” »
Per tutto il mese le violenze continuano e preoccupano persino Mussolini che deve raccomandare ai prefetti un’attenta vigilanza perché non accadano incidenti che offendano il sentimento religioso popolare. Ci fu da parte vaticana un’accesa protesta e per tutta risposta Mussolini fa prudenzialmente chiudere le sedi di tutti i circoli della gioventù cattolica e tutte le federazioni universitarie. Il decreto di scioglimento è del 29 maggio 1931. Gli ultimi tre giorni del mese di maggio registrano il sequestro di tutti i circoli cattolici ad opera della polizia. In questo clima di accesa tensione (si imputa all’Azione Cattolica di tenere anche adunanze cospiratrici), ai primi di luglio esce, ma è datata 29 giugno, l’enciclica Non Abbiamo Bisogno che resta il documento fondamentale per definire la posizione e il giudizio del papa nei confronti di quel regime. Pio XI con questo testo condanna esplicitamente il fascismo come dottrina totalitaria, definendolo «una vera e propria statolatria pagana, non meno in contrasto con i diritti naturali della famiglia che con i diritti soprannaturali della Chiesa… un programma che misconosce, combatte e perseguita l’Azione Cattolica, che è dire quanto la Chiesa e il suo Capo hanno notoriamente di più caro e prezioso». L’enciclica, inoltre, dichiara illecito il giuramento di fedeltà al duce.
È di questo periodo, il messaggio che, proprio per il tramite di padre Tacchi, Pio XI inviò a Mussolini e nel quale il papa asseriva senza mezzi termini di aver ormai acquisito la certezza che i programmi, affermazioni e principi fascisti erano in urto con la coscienza cattolica e dichiarava testualmente di dover «addivenire all’esplicita riprovazione di principi che sono in contrasto con la dottrina e con i diritti della Chiesa». Questa dichiarazione è tanto più rilevante in quanto è del 24 luglio, cioè successiva alla enciclica Non abbiamo bisogno. Quindi Pio XI era giunto alla convinzione che tra fascismo e Chiesa il matrimonio era impossibile.
Il successivo accordo del 2 settembre stabilì che:
l’AC è diocesana, dipende dai vescovi che scelgono i dirigenti;
non ha gruppi professionali e sindacali perché si propone solo obbiettivi religiosi e forma i giovani alla spiritualità;
i circoli giovanili si chiameranno “Associazioni di AC” e si asterranno da attività atletiche e sportive.
Ma l’AC, pur costretta ad una vita grama e repressa, sopravvisse, si rinforzò e poté preparare i quadri della futura Democrazia Cristiana.
Nel 1931 la Società della Gioventù Cattolica Italiana (SGCI) diventa Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC). Al presidente Angelo Jervolino succederà nel 1934 Luigi Gedda che guiderà l’associazione dei giovani fino al 1946.
Nel 1935 nasce, come editrice della GIAC, l’AVE Anonima Veritas Editrice con l’obiettivo di fornire sussidi per la formazione religioso-morale di adulti, giovani e ragazzi.

Il secondo dopoguerra

L’Azione Cattolica conosce un momento di grande espansione nel secondo dopoguerra grazie all’impegno di Papa Pio XII. Le prime scadenze elettorali successive alla proclamazione della Repubblica Italiana, poi, aumentano l’impegno dell’associazione.
In occasione delle elezioni del 1948 vengono fondati, su mandato di Papa Pio XII, i “Comitati Civici”. Organizzati da Luigi Gedda allo scopo di mobilitare le forze cattoliche per il delicato impegno elettorale, i Comitati risultano decisivi per evitare la vittoria elettorale della sinistra. L’AC conta due milioni e mezzo di iscritti.
Un altro appuntamento elettorale decisivo si verifica nel 1951 con le elezioni comunali di Roma. Socialisti e comunisti si presentano alleati, con forti probabilità di vittoria. Il Papa lancia un nuovo appello alle forze cristiane affinché si presentino unite alle urne. Luigi Gedda, ancora in prima linea, lancia un’alleanza politica tra DC, MSI e Partito Nazionale Monarchico. Il progetto di coalizione fallisce per l’opposizione di Alcide De Gasperi e per la dissenso di molti aderenti dell’AC. Mario Rossi, presidente centrale della GIAC (Gioventù italiana d’Azione Cattolica) dal 1952 al 1954, si oppone alla linea di Gedda, sia sul piano pastorale, sia sul piano politico e, nonostante fosse appoggiato da mons. Montini, sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, viene costretto alle dimissioni. A livello organizzativo, si rende autonoma la Coldiretti. Nel dicembre del 1958 il mandato a Gedda non viene rinnovato da Giovanni XXIII. Lo spirito di rinnovamento seguito al Concilio Vaticano II del 1962 porta nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. In questo contesto l’Azione Cattolica compie la “scelta religiosa” e decide di non essere più collaterale a nessun partito politico. Pur rimanendo immersa nel sociale, torna a riscoprire le proprie origini religiose nell’impegno all’annuncio del Vangelo e all’educazione alla fede. Sulla base di queste nuove prospettive, nel 1969 viene emanato un nuovo Statuto secondo il quale l’Associazione viene organizzata in due Settori, uno per i giovani e uno per gli adulti, al posto dei precedenti quattro Rami (Gioventù Maschile, Gioventù Femminile, Unione Donne, Unione Uomini), mentre le Sezioni minori sono sostituite con l’unica struttura dell’Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR) che compare per la prma volta nel 1971.
Negli anni post-conciliari l’AC si fa pienamente portavoce del cosiddetto “spirito” del Concilio Vaticano II; pur mantenendo una struttura legata alle parrocchie, comincia però a perdere consensi in diversi strati sociali. Risultato: tra il 1964 e il 1974 l’associazione passa da 3,5 milioni di iscritti a 600 mila.
Ma il calo ha anche altri motivi:
L’AC degli anni settanta (e ottanta) non era più l’unica Associazione dei laici cattolici. Dopo il Concilio erano nate nuove realtà, alcune delle quali fondate anche da ex appartenenti all’associazione. Il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant’Egidio, Comunione e Liberazione (che fu parte dell’AC fino alla fine degli anni sessanta), il Rinnovamento nello Spirito cominciano proprio dagli anni sessanta la loro diffusione e crescita. Nel complesso il numero di laici cattolici impegnati non è andato diminuendo, ma si è distribuito in realtà diverse. L’AC è un’associazione vicina ai vescovi ed ai sacerdoti, dedita principalmente all’impegno parrocchiale ed alla “formazione cristiana delle coscienze”. I movimenti cattolici invece hanno fatto proprie scelte più specifiche: la comunione e l’unità i Focolari e Sant’Egidio, la preghiera ispirata il Rinnovamento, l’impegno nelle università e nel mondo economico-lavorativo CL.
La fuga di molti giovani nei movimenti giovanili originati dal Sessantotto.
Infine, il distacco dall’Azione Cattolica della Fuci e del Centro Sportivo Italiano (CSI), oltre che la totale separazione con le ACLI e la CISL.
Nel 1976 Vittorio Bachelet viene eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Gli anni settanta si concludono tragicamente con l’assassinio di Aldo Moro (presidente della FUCI dal 1939 al 1942) e di Bachelet da parte delle Brigate Rosse.

Dal 1998 ad oggi

Nel 1998 viene eletta la prima donna alla guida dell’Azione Cattolica: Paola Bignardi. Appoggiata dalla Conferenza Episcopale Italiana, ha guidato l’associazione in un forte processo di rinnovamento, conclusosi con l’aggiornamento dello Statuto avvenuto nel settembre del 2003. Le revisioni statutarie hanno suscitato un grande dibattito interno e alcuni ex-dirigenti nazionali e locali pubblicarono, all’apertura dei lavori dell’assemblea straordinaria dell’associazione, una lettera aperta in cui si esponevano alcuni dubbi su quale ruolo i laici e l’associazione avrebbero dovuto avere in futuro. Nonostante le accese discussioni, il nuovo Statuto associativo fu approvato dall’assemblea dei responsabili diocesani con oltre l’80% dei consensi. Durante la presidenza Bignardi gli iscritti all’associazione si stabilizzarono in 350.000.
La ratifica del nuovo Statuto dell’Associazione avviene lo stesso anno durante l’Assemblea generale della CEI (Assisi, 17-20 novembre). Il 13 e 14 marzo 2004 viene poi approvato dal Consiglio Nazionale il Regolamento Nazionale.
L’anno seguente un altro episodio segnò polemicamente la presidenza Bignardi. In occasione dell’incontro nazionale di Loreto (settembre 2004) ad uno dei convegni organizzati dalla presidenza nazionale e dal Centro Sportivo Italiano fu invitato a parlare su una recente legge relativa agli oratori giovanili l’allora Vicepresidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini. L’invito provocò la secca replica di alcuni ex-presidenti nazionali, dirigenti e dell’ex presidente della Repubblica (ed ex presidente diocesano di AC) Oscar Luigi Scalfaro.
L’azione di rinnovamento guidata dalla Bignardi e culminata nell’approvazione del nuovo Progetto formativo dell’Associazione ha dato nuova vitalità e visibilità pubblica ed ecclesiale all’associazione, che ha portato nel 2006, sotto la presidenza di Luigi Alici, ad un aumento delle adesioni, il primo dopo molti anni segnati da una generalizzata difficoltà dell’associazionismo.
Nel 2008, in occasione del suo 140º anniversario, l’Azione Cattolica ha presentato il Manifesto al Paese, un documento in cui sono affermati i valori non negoziabili dell’AC, che si fa sentinella di quell’ethos condiviso in cui afferma si possono riconoscere tutti gli italiani. Il Manifesto è stato consegnato il 2 aprile 2008 al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso di un’udienza concessa dal Capo dello Stato al presidente nazionale dell’associazione. Le celebrazioni per i 140 anni dell’associazione sono poi culminate, il 4 maggio seguente, in un incontro dell’associazione con papa Benedetto XVI in piazza San Pietro a Roma, al quale hanno partecipato 150.000 soci dell’Ac.Il 30 ottobre 2010 ha avuto luogo un incontro fra il Papa Benedetto XVI i ragazzi dell’ACR e i giovanissimi dell’AC; “C’è di +” è stato il tema della giornata svoltasi a Roma dove si sono riuniti più di 150.000 soci.

Settori dell’Azione Cattolica

Settore Ragazzi: l’Azione Cattolica dei Ragazzi (abbrev. ACR) è un’articolazione dell’Azione Cattolica che traduce l’attenzione dell’Associazione verso i ragazzi dai 4 ai 14 anni, aiutandoli ad essere protagonisti del loro cammino di fede. È definita nell’articolo 16 dello Statuto dell’Azione Cattolica Italiana. Il Responsabile Nazionale attualmente è Mirko Campoli della Diocesi di Tivoli. L’ACR è a sua volta suddivisa in archi di età: i 4-5, i 6-8, i 9-11 e i 12-14.;

Settore Giovani: si occupa dei soci dell’associazione fino ai 30 anni. È suddivisa a sua volta in due articolazioni:
dai 15 ai 18 anni Giovanissimi;
tra i 19 e i 30 anni Giovani.

Settore Adulti: riunisce i soci sopra i 30 anni.

Movimenti “interni” (facenti parte dell’associazione)
Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC): riunisce i giovani soci impegnati nella scuola secondaria superiore.
Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC): riunisce i soci impegnati nella pastorale del mondo del lavoro.
Movimenti “esterni” (legati per storia e cultura all’Ac)
Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica (MIEAC)
Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC)
Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI)