Binini e Giavelli in esposizione al Campanile del Duomo

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Nuova mostra per tutto il mese di Settembre.

Per tutto il mese di Settembre Alessandra Binini espone nella Piazzetta San Martino e Barbara Giavelli all’interno del Campanile. Due amiche emiliane, della Provincia di Reggio Emilia, che operano con generi artistici diversi.

Vediamo allora chi sono queste artiste.

Alessandra Binini

Alessandra Binini Pàssio. Celeste abbraccio Duomo Pietrasanta (LU) Settembre 2017
Alessandra Binini Pàssio. Celeste abbraccio Duomo Pietrasanta (LU) Settembre 2017

Sul lato sinistro del Duomo che si affaccia sulla piazzetta con il campanile, Alessandra Binini, con la sua istallazione Passio. Celeste abbraccio, accoglie i pellegrini e i visitatori con un grande dipinto (m 4,5 x 3, olio su tela) a parete raffigurante due piedi sospesi nel cielo azzurro e a terra una enorme corona di spine (diametro 4,5 m) interamente rivestita di raso rosso.
L’artista cerca di trasmettere, con la pittura, l’idea della leggerezza nel volo, perseguendo un’immagine che emani serenità.
Nel titolo dell’opera compare la parola abbraccio, un abbraccio al cielo che non si vede ma è suggerito dai piedi che sospesi nel vuoto rimandano ad un corpo sospeso a mezz’aria su questa terra che sembra vivere di cielo, cercare l’altro. La rinascita.
Accanto alla corona di spine, questi piedi inevitabilmente diventano i piedi di Cristo che risorge. La corona di spine incarna la passione di Gesù , sofferenza e agonia, ed è nella sua forma chiusa, in una sorta di cerchio, che suggerisce un altro abbraccio, questa volta doloroso negli aculei che rimandano alla sofferenza terrena, nelle forate degli aghi che hanno cucito il tessuto e rappresentano le tante ferite del nostro vivere. il filo che tiene unito il tutto, funge da unione tra gli uomini nel dolore, in un legame di sostegno e consolazione gli uni con gli altri. Siamo noi, infatti, i protagonisti della passione di quest’opera, sono le persone che ci stanno di fianco in questo momento e che con noi la osservano. Se da un lato, dunque, il titolo di questa mostra vuole alludere alla difficoltà di essere uomini e al bisogno di una rinascita, dall’altro esso rimanda all’intensità assoluta del sentimento che si prova di fronte agli altri esseri umani. La poesia, sembra dirci Binini, è tutta qui: nel riuscire a guardarci tra noi e riconoscersi. A tale proposito, l’artista ha coinvolto nella cucitura del raso rosso, alcune donne che hanno lavorato la mattina del 15 agosto nel giorno dell’Assunta, in una sorta di preghiera collettiva. Tutto si è svolto in un capannone dove dal dopoguerra fino a qualche anno fa, le operaie cucivano sacchi.
«…In un mondo che sembra aver perso tutte le coordinate di riferimento, in cui l’individualismo regna incontrastato e dove gli unici valori possibili sembrano essere la realizzazione materiale e sociale, Alessandra Binini riesce ancora ad esprimere l’ansia di paradiso, l’urgenza del cielo, che non è il bisogno di ritrovare dio, né di essere santi, ma di ritrovare noi stessi fuggendo da noi stessi. C’è il bisogno di distaccarsi dalla terra, di fuggire come in un salto leggero dalle umiliazioni, dal male, dalle guerre che ogni giorno appestano il mondo. C’è l’atto di farsi leggeri, di spogliarsi dalle fatiche, di essere liberi nel volo. Di emergere celesti. La santità è solo l’idea che l’uomo possa ancora essere migliore.»

(Dal testo Pronunciare deserti di Gian Maria Annovi, catalogo della mostra Emergenze Celesti, Teatro Boiardo, Scandiano, RE)

Barbara Giavelli

 

Opera Giavelli
Barbara Giavelli
L’arte del mosaico
Campanile del Duomo, Pietrasanta (LU)
Settembre 2017

Ci si innamora del proprio lavoro artistico; si può piangere dalla gioia se si raggiunge un traguardo prefissato. Succede a Barbara Giavelli, mosaicista che, dopo varie esperienze creative, ha scoperto il mosaico e l’ha trasformato in un’attività totalizzante.
Quando inizia a creare, Barbara non dorme, si sveglia più volte per notte e tutto il giorno pensa all’opera che ha iniziato. E’ la passione di chi ha scoperto di stare intraprendendo la strada giusta.
Sorprende la relazione che l’artista ha con le pietre, numerose, di colori diversi e di sfumature impensate. Ogni tanto le annaffia come farebbe con i fiori di un giardino, per esaltarne i colori.
Il suo laboratorio infatti è un giardino di pietre: le distingue singolarmente e le sfiora con delicatezza, perché è convinta che diventeranno qualcosa di unico e prezioso.
Gli smalti veneziani emanano luce dentro a bottiglie trasparenti, altre pietre sono ordinate in diversi contenitori. Per apprezzare i mosaici di Barbara, occorre iniziare da qui, da una materia prima che non ha confini. Le pietre appartengono al mondo.
I nomi e i colori sono suggestivi: ci sono il Blu Baia, l’onice del Pakistan, il Rosa del Portogallo, il Rosa Iran, il Rosso laguna, il Rosso levante, il Verde laguna, solo per citarne alcuni.
La pietra che però Barbara ama di più e usa con parsimonia, gioiello introvabile, è l’Azul Macauba della Tunisia. Il suo azzurro intenso e le venature d’oro ricordano il cielo notturno e luminoso dell’Africa.
Nei mosaici del 2016, l’artista ha affinato la tecnica e ha aggiunto pietre diverse, per creare emozioni.
In “Aspettando la primavera”, al marmo, all’onice ha aggiunto smalti veneziani di Murano, conchiglie, polvere di marmo e foglie d’oro. Così il volo rappresentato, dona leggerezza ad un’opera consistente e dalla dimensione importante.
Nei prossimi mesi Barbara trasferirà i mosaici a Pietrasanta, in un’esposizione nella quale collocherà anche piccoli oggetti, composti per farli indossare, come ciondoli, fibbie ed altro.
Si appresta a questo passaggio con un’energia e una forza incredibili. Le mani di Barbara non si arrendono anzi ricercano strade per farsi apprezzare. Occorre perseveranza e a questa artista non manca.
Le pietre hanno bisogno di mani capaci per trasformarsi in bellezza. Allora dalla loro immobilità, escono, si moltiplicano e diventano arte. Da un laboratorio di provincia, camminano verso luoghi in cui Barbara le conduce e nella luce marina di Pietrasanta dialogano in una dimensione che siamo certi porterà ad altre vicende artistiche.

( di “Pina Tromellini”  tratto dal libro: L’ARTE SVELATA IN LUOGHI INSOLITI, ed. Vanilla)

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