La Parola di Dio

Le meraviglie che Dio

Cantiamo la nostra fede con Maria, con Elisabetta e con quei due bambini che sussultano di gioia, tutti mossi dallo stupore per le meraviglie che Dio compie in coloro che lo accolgono e lo portano nel mondo.

Ormai alle soglie del Natale, il Vangelo di questa Domenica ci presenta una scena bellissima, una scena dove protagoniste sono due donne e, insieme a loro, i due bambini che portano entrambe nel grembo (Lc 1,39-45).

La prima donna è Maria, giovanissima ragazza di Nazareth, che si mette in cammino verso la regione montuosa della Giudea per far visita alla cugina Elisabetta, la seconda donna. Maria in attesa di Gesù, Elisabetta di Giovanni. Maria, gravida di Dio, incinta di luce, va in fretta ad incontrare l’anziana cugina per condividere con lei la gioia e la trepidazione per le grandi opere di Dio.

Maria, “entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta”: entrare, varcare soglie, fare passi per andare incontro alle persone, non restarsene al di fuori, ad aspettare che qualcosa accada, ma diventare protagonisti, avvicinarsi, bussare, osare: l’amore non conosce lentezze, esitazioni, rimandi, calcoli. L’amore si perde nell’amore e corre e vola anche verso la montagna impervia della Giudea.

Origene di Alessandria (III sec.) afferma che l’immagine più vivida e bella del cristiano è quella di una donna incinta, che porta in sé una nuova vita. E non occorre che parli, è evidente a tutti ciò che accade: è viva di due vite, battono in lei due cuori. E non li puoi separare.

Ancora adesso Dio cerca madri per incarnarsi! E noi, cristiani di oggi, o siamo portatori di Dio oppure siamo importatori di attaccapanni per appenderci gesti, riti, consuetudini e tradizioni ormai incapaci di incidere nel nostro tempo.

Cantiamo la nostra fede con Maria, con Elisabetta e con quei due bambini che sussultano di gioia, tutti mossi dallo stupore per le meraviglie che Dio compie in coloro che lo accolgono e lo portano nel mondo.

Buona Domenica. Don Stefano.

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