La Parola di Dio

L’ingresso festoso di Gesù in Gerusalemme

Siamo alla Domenica delle Palme. La Chiesa ci fa leggere prima il Vangelo dell’ingresso festoso di Gesù in Gerusalemme e poi il racconto della sua sofferenza e morte sulla croce: solo così entriamo nel vero spirito della Settimana santa.

Nella folla di Gerusalemme c’era tanto entusiasmo e la gioia di quella gente viene accolta benevolmente da Gesù, anche se lui sa bene quanto sia mutevole l’umore della folla. Comunque le acclamazioni che salivano a Gesù denotavano il riconoscimento del suo essere profeta, anzi di più: Messia, questo infatti significava il titolo di “Figlio di Davide”.

La scelta di cavalcare un asino fa capire che non è un Messia che fa pesare la sua statura morale, anzi si mostra mite e misericordioso, non chiede la vita degli altri ma è pronto ad offrire la sua.

Di lì a poco si faranno concrete le trame dei Giudei, a cui questo Messia reca molto fastidio. Poi il tradimento anche delle persone vicine, come Pietro, Giuda e tutti gli altri presi dalla paura.

Dalla folla che acclama alla più squallida solitudine!

Inoltre ecco insidiarsi il vero nemico, Satana, con le sue tentazioni: «Se sei Figlio di Dio .… » (Mt 27,40.43.44) come già nel deserto (Mt 4,3.6)!

Gesù però ha sempre posto la propria fiducia nel Padre; porre la propria vita nelle mani di un altro è la manifestazione più alta della dipendenza. Così Gesù ha espresso la sua coscienza di essere Figlio non nella ricerca e nell’affermazione di una grandezza concentrata su se stesso ma in una grandezza tutta rivolta all’ascolto del Padre.

I Giudei sbagliano il modo di guardare la Croce: per loro è il momento in cui il Padre dovrebbe rispondere alla fiducia del Figlio, venendo in suo soccorso. Invece è il momento in cui il Figlio mostra tutta la sua fiducia nel Padre, sapendo che il Padre risponderà, a suo tempo, e con l’obbedienza di Figlio attende il tempo stabilito dal Padre, andando incontro al dolore e alla morte. Le tenebre si faranno fitte (Mt 27,45), ma il velo del tempio si squarcerà (Mt 27,51) e i soldati pagani riconosceranno la sua figliolanza divina (Mt 27,54): il culto del tempio è finito il Figlio e il riconoscimento dei soldati è una risposta alle derisioni dei sacerdoti.

Allora: Gesù apprezza i segni sinceri dell’entusiasmo dei poveri ma in ogni caso è disposto ad andare in fondo perché non si ferma ad un successo momentaneo ma vuole arrivare a dare quell’amore per cui era venuto, e questo potrà farlo col dono totale di sé.

E noi come vivremo questa settimana? I giorni che ci stanno davanti non possono essere sciupati. Viviamo all’interno delle nostre famiglie momenti di amore puro e palpabile: spegniamo il televisore e, guardandoci negli occhi, diciamoci l’un l’altro che ci vogliamo bene, non diamolo per scontato, diciamolo. Sentiremo il calore di quell’amore che dal cuore del Signore arriva al nostro cuore e ci apre alla preghiera, alla preghiera viva.

Buona Domenica. Don Stefano

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