La Parola di Dio

Allora dov’è il sublime?

Allora dov’è il sublime? E’ proprio qui nell’umanità di Dio, nella sua prossimità incarnata nell’ordinarietà della vita quotidiana.

Continuando la lettura del Vangelo secondo Marco arriviamo al momento in cui Gesù nel suo paese, Nazareth, si reca nella sinagoga, essendo giorno di sabato (6,1-6).

Prende la parola e i suoi compaesani, alle sue parole, rimangono stupiti e lo stupore è un sentimento positivo.

Ben presto però prende il sopravvento un altro terribile pensiero, che arriverà a condizionare tutto l’ambiente:

com’è possibile che il figlio del falegname del paese possa parlare dell’Altissimo Dio, non può certamente avere i requisiti per fare il profeta, tutti sanno da dove viene! Così dallo stupore si passa allo scandalo.

La gente del villaggio, la gente di casa fa proprio come noi, che amiamo andare in cerca di conferme a ciò che già pensiamo e rimaniamo imprigionati dai nostri pregiudizi!

Gesù non parla come maestri d’Israele, non usa un linguaggio alto, ma adopera parole di terra, parole di tutti i giorni e usa immagini comuni, che tutti possono capire come quando racconta del chicco di grano, del fico, delle pecore e del vento che soffia sul lago.

Allora dov’è il sublime? E’ proprio qui nell’umanità di Dio, nella sua prossimità incarnata nell’ordinarietà della vita quotidiana.

Non è facile accettare che un falegname qualunque, senza studi e senza cultura pretenda di parlare da profeta fuori dal magistero ufficiale. Ma è proprio qui che anche noi siamo chiamati a guardare la meraviglia di un’incarnazione che scombina i nostri schemi rigidi e immobili per aprire orizzonti nuovi e impensati.

Buona Domenica. Don Stefano.

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