La Parola di Dio

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”; “ha”, adesso, non “avrà”, un giorno.

Nel brano evangelico di Giovanni (6,51-58) si continua a parlare del “Pane vivo” che Gesù ci dà in cibo e che chiaramente dice essere la sua “carne per la vita del mondo”.

Questo termine “carne”, molto caro a Giovanni che subito nella prima pagina del suo scritto cita espressamente (“Il Verbo si è fatto carne” 1,14), evoca il mistero dell’incarnazione, dell’ingresso di Dio nella nostra carne, nella nostra umanità.

L’evangelista non intende parlare solo dell’Eucaristia sacramento, ma anche di tutto l’evento Gesù-Cristo e conseguentemente della vita del discepolo.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”; “ha”, adesso, non “avrà”, un giorno. La vita eterna non è una specie di trattamento di fine rapporto, la liquidazione finale che accumulo con il mio buon comportamento. La vita eterna è già cominciata, è già mia, una vita diversa, vera, giusta, piena di cose che meritano di non morire.

Questa è una sorpresa! Gesù non dice: “Bevete la mia sapienza, mangiate la mia santità, il sublime che è in me”. Ma ci dice: “Prendete la mia umanità, come lievito della vostra; prendete i miei occhi e guardate col mio sguardo; prendete le mie mani e imparate a rialzare e accarezzare.

Allora mangiare e bere Cristo è un gesto che non si esaurisce nella Messa, ma inizia con il primo respiro del giorno e continua con il Vangelo che custodisco nei miei pensieri e nelle mie parole, allargando il cuore negli spazi dell’infinito.

Buona Domenica. Don Stefano.

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