La Parola di Dio

Le pecore “ascoltano” la voce del pastore e il pastore “conosce” le sue pecore

Fra Gesù pastore e i suoi discepoli corre una profonda comunione: le pecore “ascoltano” la voce del pastore e il pastore “conosce” le sue pecore.

La quarta Domenica di Pasqua è chiamata la Domenica del “Buon Pastore” perché ci viene proposto il breve brano dove Gesù ci ricorda che noi siamo il gregge e lui il Pastore che ci guida (Gv 10,27-30).

Fra Gesù pastore e i suoi discepoli corre una profonda comunione: le pecore “ascoltano” la voce del pastore e il pastore “conosce” le sue pecore. Conoscere e ascoltare sono verbi che indicano un dialogo profondo, una relazione forte, una comunione di vita.

Queste poche parole dal Vangelo secondo Giovanni manifestano con forza l’idea dell’appartenenza: Gesù può dire le “Mie” pecore e “Il Padre me le ha date”, come anche affermare “Io do loro la vita eterna” perché solo lui, vero ed eterno pastore, è fonte di vita per sempre. In forza di questo, ecco un’altra bellissima espressione, ripetuta ben due volte, chiamando in causa anche il Padre “Nessuno le strapperà dalla mia mano  ….. Nessuno può strapparle dalla mano del Padre!”.

Le mani di Dio! Non esistono mani più sicure, più forti e più tenere, più accoglienti.

Basta pensare alle mani di Gesù che chiamano i bambini, che risanano gli ammalati, che sollevano la donna adultera, che toccano i piedi degli apostoli, che si lasciano inchiodare al legno della croce, che si mostrano a Tommaso per andare incontro anche a chi è nel dubbio!

Come è confortante sapere che siamo protetti da queste grandi mani, ma nello stesso tempo è importante renderci conto che in queste mani liberamente possiamo starci oppure sottrarci: l’amore infatti è libertà, libertà di condividere la pienezza della vita con colui che dà la vita per il suo gregge.

Buona Domenica. Don Stefano.

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