La Parola di Dio

Un’altra epifania

Un’altra epifania ci è descritta nel brano del Vangelo di oggi (Gv 2,1-12): mentre nel battesimo al Giordano è il Padre che presenta il Figlio, qui, alle nozze di Cana, è Gesù stesso che si manifesta.

L’episodio è conosciutissimo: Gesù, invitato a una festa di nozze, sollecitato da Maria, perché la festa non finisse male a causa del vino che era esaurito, fece attingere acqua e, al momento della mescita sulla mensa, quell’acqua divenne vino buono e abbondante.

Intanto è molto bello vedere che Gesù si unisce a tanta gente in una festa di matrimonio a ridere, cantare, mangiare e bere; quel Dio che si era fatto trovare nel deserto, sul monte Sinai, sul colle di Sion … oggi lo troviamo lì, a tavola. Il Signore si allea con la gioia delle sue creature, nell’amore di due sposi e proprio di lì, ci dice l’evangelista Giovanni, comincia a narrare il suo Vangelo come si racconta una storia di amore, una storia che ha sempre fame di eternità, di assoluto. Nel Vangelo di Gesù c’è la novità, e il passaggio dal vecchio al nuovo comporta un cambiamento: c’è qualcosa di vecchio (l’acqua) che deve venir meno per lasciar posto a qualcosa di nuovo (il vino).

Quando nella nostra vita manca il sapore del vino e andiamo “a acqua” rimaniamo nel mondo vecchio: questa esperienza la facciamo quando siamo assaliti da mille dubbi, quando gli amori sono senza gioia, le case senza festa, la fede senza slancio.

Anche Maria partecipa alla festa, conversa, mangia, ride, gusta il vino, danza, ma insieme osserva ciò che accade attorno a lei. Il suo osservare attento e discreto le permette di vedere ciò che nessuno vede e cioè che il vino è terminato. Attira l’attenzione di Gesù e accetta anche l’apparente rifiuto e si lascia condurre verso un’attesa superiore. La reticenza di Gesù ha lo scopo di far passare la fede della Chiesa (di cui Maria è il modello) da una fede incipiente a una fede più matura: gli uomini non cerchino il miracolo come pronta soluzione ad un problema, vedano in esso la rivelazione di un Dio-Amore, capace di riempire le anfore vuote del cuore. Allora entra in gioco la novità perché la vita si trasforma da vuota a piena, da opaca a colorita, da spenta a felice.

Io credo nel Dio delle nozze di Cana, il Dio della festa, del gioioso amore danzante; nel Dio felice che sta dalla parte del vino migliore, dalla parte della gioia, che soccorre i poveri di pane e i poveri di amore.

Credere in questo Dio è una festa perché l’incontro con lui genera vita, porta al nostro campo fioriture di speranza e di coraggio.

Buona Domenica. Don Stefano.

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